Ancorare routine e rituali quotidiani regolari

Più invecchio, più ne ho bisogno. E di cosa? Dei piccoli rituali quotidiani. Gestualità regolari che danno al ritmo del giorno un ordine. E nell’epoca della procrastinazione digitale servono come mai prima. E sì, anche noi cinquantenni a volte restiamo sdraiati sui social e ci lasciamo inghiottire. Allora una routine quotidiana, come se uno la cercasse.

i Tým autorů Calmory
Produttività e sostenibilità
10 min. di lettura 24.03.2025

Tutti abbiamo bisogno di quelle routine quotidiane

Che siamo uomini felicemente sposati o divorziati. In una relazione, con famiglia, o soli. Soli o conduciamo una vita sociale vivace. Senza routine regolari la vita in qualche modo ci scorre tra le dita. Per qualcuno possono essere una via fuori dalla solitudine, per qualcuno una via verso la propria solitudine e un tempo intenzionale per sé e con sé.

Ed è soprattutto la mancanza di tempo, che spesso ci manca per noi. Soffiare fuori da quella corsa nella ruota, chiudere la porta, o inspirare sotto le chiome degli alberi in un parco. Spegnere e non pensare all’ambiente, alla famiglia, alla relazione o al lavoro. Il caffè del mattino, la sigaretta, il cellulare, Instagram, foto, video, … e già parte. E siamo là dove non dovrebbe essere. Secondo me almeno.

E se quei momenti, in cui sono solo con me, in cui nessuno mi rompe e mi infastidisce, li usassi per introdurre qualcosa di regolare. Per introdurre qualcosa che mi aiuterà in modo duraturo sul corpo e sull’anima?  «Uccidere due piccioni con una fava?»

Anche tu non riesci a costringerti ad allenarti in modo regolare?

La classica domanda, attuale da febbraio a dicembre. Quando cadono i propositi di Capodanno. Qui mi concentrerò piuttosto sulla parte maschile della popolazione, perché penso che noi uomini lo percepiamo un po’ diversamente dalle donne.

Lo sguardo quotidiano allo specchio, pompare i bicipiti, tirare dentro la pancia e il respiro e poi espirare. E tutto questo 100 volte e abbiamo una figura da urlo. Ah ah. Poi sul divano due caffè del mattino, guardare nuovi esercizi su Instagram, copiarsi diversi nuovi link a serie di esercizi nelle note del cellulare. Perché questi esercizi li farò al cento per cento e inizio subito domani. Come uomini, la dopamina lavora, una bella sensazione.

Solo che il giorno dopo lo stesso, con l’unica differenza che sono sempre più arrabbiato con me, perché di nuovo non l’ho fatto. Quel circolo vizioso. Lo conosciamo un po’ tutti, no? Semplicemente la testa vorrebbe, il corpo ne ha bisogno come del sale, ma sempre qualcosa ci impedisce di andarci a fondo. In modo regolare. Di routine.

Lo conosci anche tu? Quelle scuse:

  • «Ma io al mattino non ce la faccio, faccio in tempo solo al caffè e volo.»
  • «Mi fa male tutto.»
  • «Ho già scelto tutti gli esercizi, ma non so da dove cominciare.»
  • «Ma io mi alleno, la scorsa settimana l’ultima volta sono andato a panca.»
  • «Non c’è tempo, non c’è tempo, non c’è tempo.»

Lascia perdere la marcia a distanza, fai solo un piccolo passo

Ammiro le persone che riescono a rispettare una routine nella vita. Superare quel disagio, quel brutto umore e andarci ogni giorno. Perché sanno molto bene che una tale routine o rituale quotidiano li aiuta a un benessere psichico migliore, a un cammino di vita e li aiuta a stare più saldi con i piedi per terra. Come si dice:

"Mente sana in corpo sano"

Conosco una serie di uomini che a quelle routine sono arrivati strisciando e attraverso le pene del proprio disagio. Come di solito non è stato uno scherzo. Sempre l’hanno lasciata molte volte, ma li ammiro perché hanno ricominciato e hanno tenuto.

Su internet, nei libri furbi, sui social ci sono centinaia e centinaia di consigli e idee furbe. Come costruire un tale allenamento regolare. Quale app del cellulare usare e quale di loro funziona in assoluto. Ma perché non le usiamo mai e quei consigli svaniscono? Personalmente penso che sia perché c’è una scelta terribilmente tanta. I nostri cervelli sono già saturi e non sappiamo da dove cominciare. Quale esercizio è il migliore, quale ripetizione e durata per l’allenamento più adatta. Se allenarsi, allungarsi, saltare, così o cosà.

E perché noi uomini siamo creature sociali, ci funziona sempre ciò che fanno i compagni del bar, del club o della compagnia. Ai compagni crediamo, a loro funziona, quindi funzionerà anche a me. E perché no? E di cosa parlo? Alcuni esempi per tutti, quali rituali e routine funzionano a me, ai miei compagni e ai conosciuti.

La propria serie di esercizi la allena già da 50 anni

Ho un conosciuto che oggi ha quasi ottant’anni. Cammina senza bastone, passo sicuro. Certo prende già pastiglie per tutti i possibili acciacchi, prostata compresa, ma il tempo per la pallavolo con i compagni se lo fa ogni settimana e di tanto in tanto va anche per quella birra. Pallavolo a ottant’anni? Cappello. E non è mai stato un atleta di vertice. Ma un impiegato sul campo.

Petr ha già da 50 anni una serie di esercizi, metà stretching, metà yoga ed esercizi Sokol insieme. Prima quella serie la faceva in 10 minuti ed era fatto, oggi sotto i venti minuti non ce la fa. Ma che importa, l’importante è che la fa. E quelle 20 flessioni pure, … Ammettiamolo signori, chi le fa oggi anche a cinquant’anni?

Se ce lo immaginiamo. Ogni giorno 20 minuti di esercizio. Mettiamoci squat, flessioni, crunch, stretching per schiena e gambe, sollevamento delle gambe, esercizi in gatto e ogni possibile torcersi in giro. Niente di complicato. Ma lo fa ogni giorno. Ogni giorno!

E ciò che è importante, lo ha ben ancorato nel tempo. Si allena sempre prima del caffè del mattino. Sempre, senza eccezione. Mette a bollire l’acqua per il suo turco del mattino (caffè turco, tra l’altro anche un rituale) e va ad allenarsi. Cioè, immaginalo. Prendi il caffè macinato profumato, un cucchiaino nel bicchiere. Poi versi l’acqua nel bollitore e clicchi il riscaldamento. E quella è l’ancora. In quel momento ha il tempo, prima che l’acqua bollita si calmi e si raffreddi come serve. Durante l’allenamento versa il caffè e continua ad allenarsi. Quello è il vero tempo per il suo esercizio quotidiano. Si allena ogni giorno.

La passeggiata per il giornale l’ha sostituita la passeggiata per il pane croccante del mattino

Amo il pane croccante del mattino. Non importa se è un panino, del pane o una brioche al papavero. Semplicemente quel profumo e il gusto fresco. È estasi. Credo che la maggior parte di voi l’abbia simile. Un altro amico ha sul pane fondato il suo rituale del mattino. Si alza presto, anche per il lavoro. Prima andava a prendere i giornali stampati, oggi parte sul suo percorso verso il pane fresco. Le notizie le ha già nel cellulare.

E grazie al fatto che al mattino, per il risveglio presto, ha tempo, si è fatto una routine regolare e cammina sempre lo stesso percorso. Andata e ritorno. In tutto così ogni giorno fa 6 chilometri. Chiacchiera con i padroni dei cani, controlla gli alberi lungo il cammino, a volte raccoglie qualche rifiuto e lo butta nel cestino. Scopre le novità. È anche una sonda sociale nella vita dell’ambiente e della comunità. Incontra ogni giorno le stesse persone. Si conoscono. Si occupano dei loro percorsi e li amano.

Ogni giorno, prima di addentare il pane fresco. E non importa se c’è il sole, gela, piove o nevica. Sul attaccapanni nel corridoio ha pronto il impermeabile, l’ombrello e le scarpe adatte. Parte sempre. Fa parte di lui. Il pane, quella è la sua ancora.

50 flessioni in bagno dopo la rasatura

Un altro amico, il mio allenatore di karate, fa ogni giorno in bagno 50 flessioni. Appoggiato al muro o al lavandino a un angolo di 45 gradi. Quindi sono quelle flessioni un po’ più facili. Gli vola già verso i cinquanta e lo fa ogni giorno, da quando lo conosco.

E la sua ancora è il tempo dallo sbattere della porta del bagno, secondo le sue parole «constatare che sono ancora vivo» e salutare «quel signore estraneo nello specchio». Fino dopo la rasatura della barba. In mezzo si fa quelle 50 flessioni e non ci pensa più. Lo ha assimilato come la rasatura, pettinarsi i capelli o lavarsi i denti. Il suo corpo e la testa lo prendono già come ovvio.

50 contrazioni del sedere durante lo spazzolamento dei denti

Un po’ tutti sappiamo cos’è il pavimento pelvico. Gli uomini sanno che la prostata sa anche farci un bel dispetto. E così i consigli furbi ci dicono, allenate il pavimento pelvico, contrarre il sedere. Poi la prostata non vi tormenterà tanto. Eh già. Ma quando? Semplicemente nel momento in cui al mattino vi lavate i denti. In questo caso l’ancora è il momento dello spazzolamento del mattino. Che sia in piedi al lavandino o in vasca. Sta a te, quale rituale di pulizia ti piace. Ma conta fino a cinquanta, piano. E stringi sempre il sedere e tira dentro la pancia e il pavimento pelvico. Ogni giorno 50 volte. I tuoi denti saranno puliti come il marmo e tu, uomo, avrai una figura più soda e a letto durerai un po’ di più ;-)

Fare solo un passo, ancorare e tenere

Da questi pochi esempi so per me stesso che si può. Bisogna scegliere solo ciò che uno nella testa e nel corpo ce la fa. Niente sfide da maestro (quelle magari arriveranno poi da sole). Ancorare l’attività a un momento quotidiano regolare. Dallo spazzolamento, la rasatura, vestirsi, il cammino al lavoro o dal lavoro. E poi tenere, stringere i denti. E tranquillamente anche urlarti addosso: «Ce la fai, scemo, non mollare, cavolo». E all’improvviso andrà.

E quando di queste routine quotidiane te ne crei piano e ne ancori di più, crei così il tuo sistema, all’improvviso ti lavorerà meglio in testa e con le sensazioni sul corpo e sullo spirito sarà anche sostanzialmente meglio. Provalo. Io ho le routine sopra copiate dagli amici, ascoltate al bar o in compagnia. Prova magari quelle sopra, o apposta tira su a birra il discorso, quali routine hanno i tuoi conosciuti. E credo che ce ne sarà una bella serie.

Klid se dá naučit.

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