Sindrome da burnout: quando le passioni bruciano in cenere
Per anni sono andata a pieno regime. Il lavoro nel marketing, progetti costanti, eventi, i bambini, il divorzio, l’affidamento alternato, il mutuo. Ogni giorno pieno di compiti, ogni sera ho la sensazione di non averne ancora fatta abbastanza. E poi un giorno è scoppiato. Dopo molti anni non avevo solo problemi finanziari, ma soprattutto un problema con la testa, che mi ha tradito. Cosa fare quando il tuo stesso cervello rifiuta di obbedirti? Come trovare la via del ritorno, quando sei sul fondo e non sai cosa fare dopo?
Quando il lavoro è tutto, finché non ti spezza
«Ancora un progetto! Devo farcela!» Ti suona familiare? Per tanto tempo ho pensato che finché gestivo tutto ciò che serviva, non poteva succedere niente. Per me non esisteva il rallentare. Solo lavoro, impegni e altri doveri. E anche se ero stanca, mi dicevo che doveva essere così. Che dovevo impegnarmi, che il riposo è debolezza e non ho tempo per quello.
Poi però è arrivato il giorno in cui tutto si è fermato. La mattina mi sono alzata e avevo la sensazione di pesare una tonnellata. La testa piena di pensieri, ma nessuna forza per fare qualcosa. Quando mi sono seduta al computer, non riuscivo a scrivere nemmeno una riga. Le dita pendevano sulla tastiera, ma i pensieri si perdevano nella nebbia. Come se qualcuno mi avesse spento il cervello.
E allora l’ho capito.
Questa non è stanchezza, questo è burnout!
Quando il corpo si spegne, perché non ce la fa più
C’erano giorni in cui stavo solo sdraiata e guardavo il soffitto. Il lavoro, che prima mi piaceva, all’improvviso mi sembrava una fatica senza senso. Non riuscivo a muovermi, ogni piccola cosa mi esauriva. Anche una mail ordinaria era un compito sovrumano. E poi sono arrivati i problemi con i soldi. All’improvviso mi crollava anche il mondo intorno. La certezza di anni, che me la sarei sempre cavata, era sparita. Ero sul fondo e non sapevo come uscirne. Ho iniziato a pensare a cosa fare dopo. Cercavo qualcosa che mi desse di nuovo una spinta, che mi desse un senso. Ma come trovare la motivazione, quando non sai dove cercarla?
Quando al momento giusto compaiono le persone giuste
Come succede, quando desideri tanto qualcosa, l’universo di solito ti lancia una corda di salvataggio. Ho incontrato un amico di gioventù. Per tanti anni non ci eravamo visti e all’improvviso stavamo uno di fronte all’altro. «Come stai?» ha chiesto e io per la prima volta dopo tanto tempo ho deciso di non mentire.
«Non troppo bene, mi vergogno di cercare lavoro.» E così abbiamo chiacchierato. E lui mi ha detto: «Vieni a lavorare con me. Ho un progetto, una redazione online, ho bisogno di persone che sappiano scrivere e di cui mi possa fidare. Potrebbe piacerti.»
Sembra semplice, ma per me è stato il momento in cui qualcosa si è spezzato. All’improvviso avevo la chance di ricominciare. Fare qualcosa che mi piace. Senza correre dietro ai risultati a scapito della mia salute. Ho iniziato a lavorare a progetti nuovi, ma stavolta in un altro modo. Mi sorvegliavo il tempo, la mia energia. Mi sono permessa di riposare. Ho smesso di avere la sensazione di dover farcela da sola con tutto. E piano piano sono tornata nella mia forza.
Quando già so come fare, ma a volte comunque non va
Oggi so già quanto è sottile il ghiaccio tra l’entusiasmo e il burnout. Ho imparato un po’ di cose che mi aiutano a tenere l’equilibrio:
- Dico NO, quando già non ce la faccio. Il lavoro non finisce mai, ma io potrei. E non ne vale la pena.
- Mi sorveglio il tempo per il riposo. Prima lo consideravo un lusso, oggi so già che è una necessità.
- Non prendo tutto come una sconfitta personale. Quando qualcosa non mi riesce, non significa che ho fallito. Solo che sono un essere umano.
- Scelgo le persone con cui voglio collaborare. In un ambiente tossico non è possibile stare bene.
- Lascio scorrere le cose. Non corro più dietro alla perfezione. Mi basta fare le cose nel modo migliore che posso, e questo basta.
Ma onestamente? Non sono sempre solo le parole a aiutarmi.
Quella sensazione non scompare con un colpo di bacchetta. Ci sono ancora giorni in cui è dura, in cui ho la sensazione di essere di nuovo lì dove ero. Ma ormai in qualche modo so come fare. Non dico più che sto bene, quando non sto bene. So già dire che sono nella merda. Non mi scuso più per il fatto che alcuni giorni sono semplicemente da buttare.
E a volte sono anche sgradevole e onesta fin troppo. Perché so già che fingere non funziona.
A volte dobbiamo cadere, per poterci rialzare
Il burnout è stata una delle cose più dure che ho vissuto. Ma allo stesso tempo mi ha insegnato qualcosa. Che il mio valore non dipende dalla prestazione. Non devo essere sempre perfetta. E soprattutto, che niente è più importante della mia salute.
Forse adesso ti senti come mi sentivo io allora. Forse sei stanca, esaurita, forse non sai come andare avanti. Voglio dirti una cosa:
Non sei sola in questo!
Che tu sia all’inizio del cammino, o che tu sia già caduta fino in fondo, esiste sempre una via del ritorno. Permettiti solo di rallentare. E datti la chance di ricominciare.
Non dimenticare che sei di più del tuo solo lavoro. La tua vita ha un valore anche senza una produttività infinita.
Ti mando un metodo, un trucco, che mi aiuta anche:
Tecnica di respiro «Riavvio»
Come si fa:
- Per tutta la durata del respiro ripetiti in testa il testo dell’affermazione: «Mi permetto di riposare. Il mio valore non è legato alla prestazione. Sono al sicuro.»
- Inspira profondamente dal naso per 4 secondi.
- Trattieni il respiro per 4 secondi.
- Espira lentamente dalla bocca per 6 secondi.
- Ripeti 5 volte.