Salute mentale nel mondo moderno: perché è così difficile chiedere aiuto
Oggi si parla ovunque di quanto sia importante prendersi cura della salute mentale. Ma lo ammetto, io stessa per tanto tempo non ci riuscivo. Me lo portavo dentro e mi dicevo: «Ce la farai». E intanto desideravo che qualcuno sapesse e vedesse che non ce la facevo. Perché è ancora così difficile dire «Ho bisogno di aiuto»? E perché a volte è stato più del problema stesso?
Quando sono sempre solo «forte»
Sono il tipo di persona che per anni si è ripetuta: «Soprattutto stai tranquilla.» Al lavoro, a casa, tra gli amici. E così ho cercato di essere forte. Quella che ce la fa con tutto e risolve tutto. Poi un giorno è arrivata la svolta. Ho iniziato a sentire che non si poteva più andare avanti. Stanca. Senza motivazione. La mattina mi alzavo e desideravo il silenzio. Solo che al posto del silenzio continuavo a mettermi la maschera «tutto va bene» e a spingere il carretto. Finché una volta è traboccato.
Quando tieni qualcosa dentro troppo a lungo
Forse lo conosci anche tu. Cerchi di funzionare, anche se dentro da un pezzo non hai più forza. E poi arriva il giorno in cui non ce la fai, che non si può più andare avanti.
A me ha aiutato una frase «ordinaria» che ho finalmente detto a un’amica: «Non sto bene, posso dirtelo?» E all’improvviso ho sentito sollievo. Forse era la prima volta dopo tanto tempo che smettevo di fingere. Solo allora ho capito quanto stavo soffocando tutto dentro di me.
Perché abbiamo ancora la sensazione di dover farcela da soli con tutto?
Anche se della salute mentale si scrive dappertutto, in fondo a noi resta la sensazione che «non reggere qualcosa» significhi debolezza. Forse ce l’ha insegnato l’ambiente, forse la famiglia. Ma a volte siamo semplicemente più severi con noi stessi di quanto dovremmo. Io l’ho sentito a lungo dentro di me.
«Non arrabbiarti, non piangere, ce la fai!»
E così ce l’ho fatta, fino al momento in cui semplicemente non è più stato possibile.
Quando mi permetto di chiedere aiuto
Oggi so già che quando dico: «Non ce la faccio», non è debolezza. È un passo che mi riporta a me. Imparo ancora ad amare anche i momenti in cui non sono al massimo delle forze.
Ho iniziato ad andare in terapia. Parlo con persone che mi conoscono e mi sostengono. Ormai mi permetto di sentire, anche se a volte significa essere soprattutto vulnerabile.
Il mio piccolo rituale, quando «il mondo mi cade addosso»
Quando ho giorni in cui tutto mi pesa, mi aiuta:
- Sedermi un attimo da sola con me stessa.
- Chiudere gli occhi e per qualche minuto solo respirare.
- Mettermi una mano sul cuore e dirmi: «Ho il diritto di sentirmi come mi sento».
È una sorta di ancora. Il mio promemoria che non sono sola in questo.
E in conclusione?
Non pretenderò di aver risolto tutto. Impariamo per tutta la vita. Ma so già che non sono debole quando chiedo aiuto. E che non è necessario farcela con tutto «a forza». Forse proprio nel momento in cui ci permettiamo di rallentare e di aprirci, inizia il cammino di ritorno a sé.
Con amore ti mando le mie affermazioni personali – una consapevolezza presente:
Le mie affermazioni personali, quando ho bisogno di darmi calma:
- «Ho il diritto di non stare bene ogni giorno.»
- «Mi permetto di sentire tutto ciò che mi arriva in questo momento.»
- «Respiro piano e do spazio a me stessa.»
- «La mia calma non dipende da quello che pensano gli altri.»
- «Quando ho bisogno di aiuto, so che posso chiederlo.»
- «Sono abbastanza brava anche nei giorni in cui mi sento debole.»
- «Merito amore, anche se non sono perfetta.»