Storia del laghetto nel bosco ovvero la piscina per gli gnomi in mezzo al bosco

Ognuno di noi che va a funghi nel bosco ha i suoi posti interessanti, dove di sicuro qualche porcino lo trova. Anche la nostra famiglia ha un tale bosco nei Monti Lusaziani, tra i comuni di Kytlice e Krásné Pole. Un bosco misto, dove trovi praticamente tutti i tipi di alberi e di vegetazione.

i Tým autorů Calmory
Sonno sano
11 min. di lettura 24.02.2025

Devi tra gli alberi camminare sempre in salita e in discesa, dappertutto giacciono alberi caduti dalla tempesta. Alla fine lì marciscono, diventano parte dell’humus e del suolo necessario per i nuovi giovani individui albero. I funghi lì crescono in vari angoli, sotto le radici, sotto gli alberi caduti. E dappertutto ci sono sorgenti. Dappertutto sgorga acqua, come in realtà è comune in Lusazia. E così succede che soprattutto dopo le piogge qui nei boschi trovi vari laghetti del bosco.

E in un tale posto circa due anni fa abbiamo trovato un fenomeno naturale interessante. Camminiamo così nel bosco, guardiamo sotto i rami e cerchiamo i porcini. Dappertutto gorgogliano, bollicano e sgorgano da terra ruscelli. E all’improvviso mi salta all’occhio una cosa così strana. In mezzo al bosco vedo una vasca. Non quella che abbiamo tutti a casa, ma una vasca del bosco. In mezzo al bosco vedo una forma rettangolare a terra, piena di acqua trasparente scura ruggine. La guardo come un pazzo e mi dico, chi l’avrà scavata, in una forma così regolare. 

Prima pensavo che ne fossero responsabili i cinghiali, che cercano nella terra faggiole cadute, ghiande o radichette fresche. Semplicemente qualcosa da masticare e che di loro dappertutto nei boschi ce ne sono. Intendo i cinghiali. Ma allora sarebbe dappertutto splendidamente rivoltato e soprattutto già vedo la scrofa, come le lampeggia all’improvviso in testa e si dice, «Oggi questa buca la scavo ad angolo retto, hmmm, gru gru, sarà meglio, oggi a rettangolo». Così no, vero.

Poi mi dico, così si sono dati da fare qualche fungaiolo, quando non trovavano niente, hanno scavato questo laghetto. E se avevano con sé anche qualche bambino, magari ci hanno costruito da rametti, cespugli e muschio una piscina. Beh così probabilmente no. E così ho una sola spiegazione. È inequivocabilmente una piscina degli gnomi, qualcosa come una piscina per gli gnomi. Che ne dici? Andiamo a fare un po’ gli scemi col pensiero, inventare qualche storia del bosco, diventare per un attimo bambini.

Racconto del laghetto nel bosco con acqua magica

In ogni bosco vive una grande quantità di varie creature del bosco. Le conosciamo tutte. Caprioli, cerve, cervi, gufi, ghiandaie, ricci, volpi e altre. Per lo più non le vediamo, perché hanno paura di noi persone e si tengono da parte. Ma se nel bosco ci comportiamo in silenzio, possiamo scorgere anche quello che dovrebbe esserci nascosto. Magari vedremo qualche essere magico. Non lo pensi? Suuù. Spegni in te quell’adulto. Butta dalla testa i pensieri sul lavoro e tutte le cose che devi fare oggi. Ci siamo? Allora ci riproviamo.


«Ciao Frantík,» saluta il bukluk Niko l’amico gnomo, che ha proprio il servizio presso una sorgente appena svegliata. Quel ruscelletto la settimana scorsa si è fatto strada in superficie e ora cerca di scavare il suo sentierino tra gli aghi. E il bukluk che l’ha scoperto è proprio lì di guardia. «Come va?»


«Mah, il ruscelletto è ancora troppo debole e devo spalargli il cammino tra gli aghi, altrimenti si rintanerebbe di nuovo in terra e io avrei un pasticcio. Poi tutti mi direbbero che sono quello che ha perso la sorgente. Ha ha ha, bukluk perso,» dice Frantík e con le sue piccole dita spalà il sentierino tra gli aghi per il ruscelletto appena nato.


«E gli hai già dato un nome? Alla sorgente.»


«Ancora no, Niko, ma da come già non ha tanta voglia di salire dal suo riparo sotterraneo, gli dirò o Lumaca, o Paura,» subito Frantík. E così entrambi i bukluci fissano quel ruscelletto nuovo, come si fa strada a bollicine nel mondo e si annoiano. E di tanto in tanto il ruscelletto si sveglia e gli spruzza qualche spruzzo di acqua trasparente e scorre un po’ di più.


«Senti, Frantík, hai mai sentito della sorgente dell’Oblio?»


«Ma certo, chi non l’avrebbe sentita. Janina mi ci spaventava proprio la domenica scorsa, quando le ho inghiottito nell’albero tutta la marmellata di lamponi,» si è sghignazzato Frantík. Raccontava a Niko come poi Janina l’ha inseguito intorno alle radici del suo giovane faggio, finché l’ha cacciato verso la rupe sotto il pendio e lì l’ha imburrato con un imburratore di prugnolo. «Si dice che è una malenka delicata, ti dico, Niko, quella ha fiato. Quando si tratta della sua marmellata di lamponi, non si riconosce. Ma è così dolce, intendo la marmellata,» arrossisce Frantík.


Cosa pensi che sia successo poi? Due birichini bukluci hanno guardato il ruscelletto di Frantík, che sgorgava di nuovo un po’ di più. Poi Frantík ha deciso inequivocabilmente che adesso scorrerà di sicuro molto meglio e che ha finito. Già non deve stare di guardia, per aiutare il ruscelletto con il suo incantesimo, se ne avesse bisogno. L’ha rinominato Nonpaura e entrambi sono partiti come scoiattoli verso il fianco del colle, di cui sapevano che lì scorre la sorgente dell’Oblio. Volavano come a gara, teste di faggio, e nel correre abbattevano un’erba dopo l’altra. Si accorciavano la strada attraverso i funghi che stavano loro in mezzo. «Jéee scusi, signore, jéee non l’avevo vista, signora,» urlavano, quando correvano nel salotto di funghi del signor vermetto, che si era appena sistemato in un bel porcino e non si aspettava che sul letto gli corresse un bukluk sporco. Quando in slittata sono arrivati in cima al colle Guardalontano, erano ansanti come una lumaca che ha fatto venti squat e ha dimenticato di non avere le gambe.


«Senti, Niko, è quella?» indica Frantík una sorgente forte che gorgoglia, che scorreva forte dal colle Guardalontano nella valle.


«Sì, è la sorgente dell’Oblio. Tu non ci sei mai stato?»


«Beh Janina mi diceva sempre di non venirci, che ci cadrei di sicuro e prima di arrampicarmi sulla riva avrei dimenticato perché ci sono caduto, quella malena,» dice Frantík e già si bagna le dita nella sorgente.


E come Niko vede che Frantík si bagna le dita nella sorgente, ci entra fino alle ginocchia e inizia a sguazzare. Intanto si dice: «Mi chiamo Niko, sono Niko, Niko, Niko.» «Senti, Frantík, l’oblio nella sorgente forse non funziona. Ricordo ancora come mi chiamo. Se lo saranno inventato gli altri, perché non ci venissimo e avessero tutta la sorgente per sé.» E beve dalla sorgente. Eh è dolce, zup già è in acqua tutto e strilla ai boschi. Vestiti non vestiti, cappello non cappello.


«Senti, Frantík, dai, facciamoci qui un laghetto nostro e ci andremo a fare il bagno e agli altri non lo diciamo, che ne dici? Sarà il nostro segreto comune.»


Beh cosa ti aspetteresti. Parola dopo parola e quei due bukluci hanno preso ciascuno un rametto caduto di abete e hanno iniziato a scavare un laghetto. Siccome erano ragazzi abili e il lavoro non gli faceva paura, per sera lo avevano ben scavato. Ci hanno messo impegno, l’hanno fatto ben regolare. Si dicevano che se già ci sgobbano tanto, che valga la pena. Ci hanno fatto anche scalini e un trampolino, per poterci fare i loro salti. Poi hanno deviato un attimo la sorgente dell’Oblio dal suo tracciato scavato e hanno riempito il loro laghetto fino all’orlo. Si sono dati il cinque. Zup e salto e già nel loro laghetto nuotavano e scherzavano.


Quando poi stanchi e bagnati si sono seduti sul bordo del laghetto, che hanno iniziato a chiamare Schiaffone, perché ci si schia-ffa e schizza tanto, si sono guardati e l’uno dice: «Ciao, di chi sei in realtà? Senti e non sai come mi chiamo io?»


«No non so, io sono… beh in realtà io non so nemmeno come mi chiamo…»


«E cosa ci facciamo in realtà qui?»


«Beh probabilmente facciamo la guardia a questo laghetto.»


«Hmm, probabilmente sì, è logico.»


Tu già intuisci cosa è successo. Quei due maledetti bukluci si sono schiaffeggiati e sguazzati in quell’acqua della sorgente dell’Oblio troppo a lungo e si sono troppo ingozzati della sua acqua. Quando ti succede proprio questo, dimentichi chi sei e perché sei proprio lì dove sei. Ahi ahi.


E quando quei due nostri bukluci non tornavano da tanto al prato, Janina con la vecchia Querciuola sono andate a cercarli. Li hanno trovati sul far del mattino, dopo una ricerca di tutta la notte, presso la sorgente dell’Oblio, come facevano gli scemi nel laghetto nuovo e non avevano idea di chi fossero.


«Querciuola, sono dei rospi, guardali, io li lascerei qui per punizione per sempre. Loro qui nell’oblio fanno gli scemi e il ruscelletto di Frantík può nel frattempo seccare. Io gliene darei,» impreca Janina stanca, che di tutta la notte di ricerca ne aveva piene le scatole e gli occhi gonfi da quanto aveva guardato intorno attraverso la sua lanterna di lucciola.


«Lasciali, a volte è bene dimenticare. Avere la testa pulita e vivere così in pace,» dice a quello con voce calma la saggia Querciuola.


«La sera li sveglieremo di nuovo. Dopotutto è uno spasso osservarli,» ha detto Querciuola. Si è seduta accanto a Janina nell’erba e con il viso calmo pieno di rughe e di saggezza poi sorridendo osservava quei due bukluci. E ricordava il tempo in cui giocava così con suo fratellino, che un tempo ha perso per sempre. Ma questa è di nuovo un’altra storia…


Anche tu puoi avere la tua sorgente dell’Oblio

Allora? Non vorresti anche tu a volte nuotare o almeno bere da una tale sorgente magica del bosco dell’Oblio? Dimenticare almeno per un attimo il mondo intorno, le preoccupazioni, il manicomio intorno a te? Allora forza. Trova anche tu un tale laghetto. Entra da te nei dintorni in un fiume o in un ruscello e fatti apparire il suo potere magico. Sciacqua i piedi sulla riva di uno stagno o di una diga. Inizierai a fare magie. Chiudi gli occhi e dimentica. Sentirai la calma e goditela soltanto. Lascia che l’acqua magica lavi via tutto il buio. Respira libero e a lungo e sorridi. Sorridi da un orecchio all’altro. Magari ti cadrà anche qualche lacrima. Lasciala scorrere sulla guancia, vagare nelle rughe del tuo viso. Lasciala cadere nell’acqua che scorre intorno a te. Quella lacrima se ne andrà più lontano, dove toccherà un altro che ne ha bisogno e lo aiuterà.

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