Racconta storie ai tuoi figli, ne hanno bisogno
«Papà, raccontami una storia, di quando eri giovane, una della vita.» «E cosa vorresti sentire?» «Qualsiasi cosa.» È una sensazione fantastica, quando tuo figlio tra una cosa e l’altra ti comunica in realtà che sei già oltre lo zenit. Lo dico ovviamente con ironia. L’essenziale è che si interessa alle storie della tua vita.
Mio figlio Luky ama di più quelle che sanno di qualche marachella. Così puoi immaginarti il suo entusiasmo, quando gli ho raccontato onestamente come con un amico alla baita in Boemia meridionale fabbricavamo miscele incendiarie, avevamo nel bosco un poligono su cui sparavamo a vecchie televisioni o lanciavamo il coltello. Queste storie le adora, però spesso con il disappunto di mia moglie.
I ragazzi divorano proprio le storie della vita del padre
Probabilmente ogni uomo ha storie di vita così, allora perché non usarle e non applicarle come strumento educativo. Nella nostra famiglia a inventare e alle storie ci penso soprattutto io. Quante fiabe ho inventato, quando i bambini erano piccoli. Amavano il gioco delle 3 parole, che inventavano loro e io dovevo costruirci una storia. A volte mi stendevano con le loro idee, per esempio quando Luky ha sparato di lato le parole mietitrebbia, marte e smarties. Quella poi è stata una storia da urlo.
Jířa dei Goodman con il figlio Vašek «viaggiavano» per i pianeti. In quegli anni sono diventati importanti esploratori spaziali. Il loro pianeta dei trattori abitato da macchine agricole arrugginite è leggendario.
I miei bambini amavano i racconti dei campi, dove andavamo con mia moglie. Tutte quelle storie delle gare a tappe, delle competizioni del campo, delle battaglie tra i gruppi di harcer. Per loro era un racconto avvincente. E poi i ricordi dei giochi notturni del campo woodcraft a Bukovina, quello era un brivido.
«Papà, come stai con il morse?» mi hanno chiesto le mie creature. Beh, mi sono messo la mano sulla coscienza. Oggi non è più roseo, ma allora da giovane ci sapevo fare davvero. Il gruppo degli astori in questo mi ha dato davvero tanto. I miei bambini ancora oggi ai campi usano tesserine di vent’anni fa, che mi sono fatto. Ci sono cifrari, pronto soccorso ecc.
Oggi ogni informazione la puoi trovare su internet. È super che i bambini oggi non debbano macinare quantità di dati, ma d’altra parte quelle saggezze tribali passate dal racconto popolare avevano un fascino irripetibile. Chi conosceva le storie, aveva il potere. Oggi purtroppo si perde.
I papà come sciamani dei nuovi tempi
Proprio noi, padri, formiamo il cerchio familiare maschile e a nostro figlio passiamo oltre le nostre esperienze. Magari pensi che quello che dici non interessi ai ragazzi, ma ti sbagli. Divorano letteralmente ogni tua parola. Lo so, perché ho Luky ed è un esempio vivente. Mi salta nel racconto con domande su come là e là allora appariva, se per caso non conosco il procedimento di fabbricazione di un vetro blu da tempo non più prodotto ecc. Insomma gli interessano le storie che gli racconto.
Con gli anni i nostri discorsi sono molto più lunghi e tematicamente più impegnativi. Semplicemente parliamo della vita. Già sfioriamo temi come le donne, l’amore, le relazioni, ma anche per esempio il bullismo a scuola. Tutte le storie e le esperienze che ho sui temi trattati aspettano solo nella mia memoria di poterle usare.
Tutti abbiamo vissuto nella vita momenti su e giù, la salita in cima e la caduta sul fondo. È così che va. Ed è fantastico che ora possiamo dire tutto questo ai nostri ragazzi, passarlo, condividerlo. E loro lo aspettano. Del resto chi altri se non papà dovrebbe parlare di questo con il figlio? La vergogna e la paura mettile da parte, sii sincero, aperto e soprattutto rispettoso.
Tu quelle storie le hai già ed è importante dirle al figlio. Cogli il momento giusto e un posto indisturbato. Siete uomini, no, quindi non avere paura di niente e vai.
Il fuoco è il posto ideale per aprire la discussione
Il mio Luky percepisce sempre di più quella vera atmosfera da uomini. Mi godo tanto quando siamo insieme noi due soli. Non significa che a casa con mia moglie e mia figlia non funzioni, ma questa è un’altra cosa. Gli uomini hanno semplicemente bisogno del loro cerchio maschile.
Se non sai come aprire la discussione con tuo figlio, prova ad aiutarti con il fuoco. Preparatevelo insieme, accendetelo e osservate come il legno brucia e lasciatevi sintonizzare sul calmo ondeggiare delle fiamme. Aspetta e inizia a parlare al fuoco, non al figlio. Può apparire così, quando racconto io: «Sedevamo allora in una radura al fuoco. Ai forestali del posto aiutavamo a sgomberare gli alberi e la sera non siamo riusciti a tornare al villaggio. La luna era piena come oggi. Con noi sedevano anche harcer più giovani tra i 12 e i 14 anni. A noi i più grandi allora erano 17 anni. Sedevamo e non sapevamo che per effetto dell’amnistia di Václav Havel sarebbe successo che i detenuti rilasciati avrebbero iniziato a tornare a casa attraverso il bosco in cui ci eravamo accampati. Sorvegliavamo i più giovani che russavano in pace e di quei detenuti ne abbiamo visti a centinaia in una notte.» Vedrai che il giovane si agganci tra un po’ con le parole: «Mi stai dicendo che di notte intorno a voi passavano i detenuti? È forse uno scherzo. Le armi, le avevano?» E quello è il tuo momento, il dialogo è appena iniziato e la storia si sta già posando nella mente di tuo figlio.
E il rito di passaggio, papà, l’hai avuto?
Luky ha avviato il discorso, perché lui stesso di recente ha attraversato il passaggio da bambino ad adolescente. Io non ho mai vissuto niente di simile, e per questo desideravo tanto che mio figlio ce l’avesse. Ma in realtà se ci penso, qualcosa come un rito di passaggio l’ho proprio vissuto, quindi leggi quella storia.
È successo nel periodo in cui è bruciato il mio Pifík. Con il mio amico Lukáš in adolescenza abbiamo deciso che non eravamo più piccoli, e quindi ci voleva qualcosa con cui confermarlo. Allora ci occupavamo tanto del funzionamento di vari infiammabili, e l’idea era nata. Ci siamo messi d’accordo di costruire con il Merkur una macchina grande, al posto dei guidatori usare peluche e il mio preferito era il leoncino Pifík. Nella macchina abbiamo versato la miscela incendiarie e poi aggiunto un miccio acceso. Così preparata abbiamo mandato la macchina giù dal pendio ripido della nostra via. L’auto dopo un po’ è fiammeggiata, e così sono bruciati anche i nostri anni da ragazzini. Il nostro rito di passaggio.
Hai qualche storia simile di gioventù? Ci scommetto di sì. Quindi non vergognarti e dilla a tuo figlio.
Non importa se i tuoi ricordi riflettono in dettaglio la realtà di allora o no. L’essenziale è solo la tua sensazione e come vuoi passare la storia a tuo figlio. Mi piace la frase: «Non distruggere le tue storie con la verità.» Io per me aggiungo: «L’essenziale è che la fiammella di interesse nel cuore di tuo figlio già ondeggia.»