Fai capire ai tuoi figli che sono eroi
Láďa Mašát, il mio allenatore di karate, una volta mi ha dato un ritaglio di rivista. In quel periodo discutevamo molto dell’importanza dei modelli maschili nell’educazione dei giovani karateka. Avevamo notato infatti che i bambini al karate li portano in stragrande maggioranza le mamme, i papà in attesa non li incontravamo praticamente mai. A quei padri che venivano con i bambini, ringrazio tanto a posteriori.
Un piccolo eroe di dieci anni
Láďa in realtà mi ha dedicato allora un messaggio sulla virilità. Quelle parole me le ricordo ancora oggi e spesso mi commuovo. Il testo non lo ricordo alla lettera, ma il senso cerco di raccontartelo.
La famiglia del piccolo eroe, che chiameremo Tomáš e che allora aveva circa 10 anni, oltre a Tomáš era composta dalla mamma e da due sorelline più piccole. Il papà non viveva con loro, però in casa c’era il nonno di Tomáš, il padre della mamma. Il nonno ci teneva, e quindi non ricopriva solo il ruolo di nonno, ma anche di padre. Il rigore lo equilibrava con la giustizia, quello che diceva valeva. Il nonno era il modello di Tomáš, anche se a volte ne aveva paura. Soprattutto quando sapeva di aver combinato una marachella e il nonno lo avrebbe punito come si deve.
Il posto sovrano del nonno era la poltrona di pelle in mezzo al soggiorno, che dava una vista su tutta la casa.
Una volta Tomáš e le sorelle giocavano al fiume dietro casa. Una delle sorelle cadde all’improvviso in acqua e la corrente la trascinò subito. Vista la giovane età non sapeva nuotare. Tomáš però non esitò e saltò dietro di lei. La afferrò e nuotò con lei fino alla riva.
Il giorno dopo, a pranzo la domenica, il nonno disse a Tomáš: «Oggi ti sei comportato da vero uomo, hai salvato tua sorella, e per questo oggi ti permetto di sederti sulla mia poltrona.» C’è stato stupore e la mamma era commossa, ma Tomáš ha esitato un po’. Il nonno l’ha notato e ha incoraggiato Tomáš: «Dai, vai, te lo meriti. Sei l’uomo della nostra famiglia.» Tomáš si è deciso e si è seduto sulla poltrona. Quel giorno il padrone di casa era lui. L’eroe.
Anche una piccola cosa merita una lode
Questa storia dovrebbe essere un insegnamento per tutti noi. Non prendere mai i gesti tuoi o altrui come automatici. Non sempre si tratta di salvare una vita. Però non trascuriamo nemmeno le piccolezze come far attraversare la strada a una persona anziana, la spesa per il vicino, o l’aiuto a chi è più debole. Tutto questo conta ed è degno di essere riconosciuto da qualcuno.
Tuo figlio dovrebbe sempre sapere che per tutte le buone azioni che fa, sei giustamente fiero di lui. Del resto, cosa può dare più fiducia a un ragazzo del riconoscimento e della lode del proprio papà? E se vuoi essere un modello giusto, non dimenticare le piccolezze nemmeno tu.
Per esempio il nostro Luky la settimana scorsa, insieme ai compagni, ha partecipato alla preparazione di un torneo di rugby in carrozzina. Ti meraviglieresti di quanto sia uno sport duro anche per atleti con disabilità. I ragazzi si sono iscritti come volontari e hanno aiutato nel tempo libero in un giorno festivo. Hanno messo il loro tempo al servizio degli altri. E io sono fiero di loro.
Ma adesso in realtà non ricordo se ho apprezzato abbastanza Luky per questo. Stasera a cena glielo dirò di nuovo. Sarà sicuramente contento.