Quando abbatti un albero, gli parli?
Questo titolo può essere in generale fuorviante. Chi di noi ha mai abbattuto un albero, direi, eh? Se lascio da parte i forestali e i boscaioli, quelli di noi che hanno un albero nel terreno vicino a casa o alla baita preferiscono lasciarlo lì, perché faccia ombra agli sguardi dei passanti. Ma di tanto in tanto è necessario abbattere un albero. Non dà più frutti, è spezzato dalla tempesta, o inizia a mettere in pericolo gli abitanti della baita o della proprietà. E a volte semplicemente abbiamo bisogno di usare il legno dell’albero per il riscaldamento, per cucinare e avere caldo.
Noi alla baita abbiamo diversi alberi alti, abeti. Sono i nostri amici, che proteggono il nostro giardino. Ma sono anche già abbastanza alti da, in caso di maltempo, di tanto in tanto farci patire i nervi. L’ultima volta è stato la settimana scorsa, quando l’Europa è stata attraversata da venti forti e tutta la notte ci rimbombava il paesaggio sopra la testa. Per fortuna i nostri alberi hanno retto.
Perché però parlo di abbattere alberi. Non intendo il taglio di massa delle calamità da bostrico e «non-bostrico», ma l’abbattimento di un albero per il proprio bisogno o per il bisogno di conoscenti e di chi ne ha bisogno. Mi ha colpito infatti un paragrafo nel mio libriccino preferito di Margot Ruis «Esseri della natura». Questo libro non è di certo tra i bestseller mondiali e per la maggior parte della gente è un pezzo di nicchia. Ma se percepisci la natura un po’ di più e di tanto in tanto nel bosco ti fermi, forse questo piccolo libro ti farebbe comodo. Magari anche per leggere storie del bosco con i tuoi bambini e magari anche per quel fantasticare forestale tutto tuo.
Margot scrive: «Anche dai nostri contadini un tempo, a quanto pare, era usuale che prima di abbattere gli alberi li chiamassero per nome e parlassero con loro. Più o meno così: Allora, Pepa, adesso tocca a te! Ci serve legno per un recinto nuovo. Anche se il contadino non sapeva niente degli elfi degli alberi, rispettava l’albero come un essere vivente e ci aveva un rapporto personale.»
Forse adesso ti stai chiedendo, quali elfi degli alberi? Ma questa è forse un’altra storia.
A me personalmente piace l’idea che prima di abbattere un albero, gli chiediamo prima il permesso e il perdono. Mi sembra che se abbattessi un albero così senza averci prima parlato, lo prenderebbe almeno come un tradimento. Semplicemente mi siedo alle sue radici, lo abbraccio e chiacchiero con lui come amico con amico. Mi appoggio con la schiena al suo tronco e per un po’ avvio una conversazione. Quel momento non mi ucciderà. Magari a qualcuno sembra un po’ tirato per i capelli, ma penso che sia bene parlarsi con l’albero. Chiedergli cosa ha visto in tutta la sua vita. E in cambio raccontargli qualche tua storia.
Ogni volta che arriviamo con mia moglie alla baita, percorriamo tutto il giardino. Tocco ogni albero, lo saluto «Allora, com’è andata? Non ha soffiato troppo?». Alberi con un nome ancora non ne ho e per ora non ho intenzione di farlo, ma parlo con loro. E abbattere poi un essere così senza il suo permesso, questo proprio non si può.
Un po’ mi sembra come quando un pescatore tira su un pesce e se lo porta a casa da mangiare. Prima non avevo problemi, dopo una settimana di pesca con gli amici all’Orlík, a uccidere tutti i pesci consentiti presi in una volta. Oggi già mi dà fastidio. Anche dei pesci uno se ne porta via dall’acqua il minimo. Prima di iniziare a pescare, chiedo alla natura belle catture e se tengo un pesce, lo ringrazio e lo lascio andare piano. Poi cerco in cambio di aiutare l’acqua e la natura con qualcosa o di donarle qualcosa per il pesce. Piantare un cespuglio, portare via i rifiuti dall’acqua, o pulire un ruscello. Penso che sia così giusto.
Margot Ruis nel suo libro «Esseri della natura» descrive splendidamente il rapporto dell’uomo con la natura, gli alberi e i loro esseri del bosco. Descrive come porta sempre in tasca qualche cristallo e lo dona sempre a un albero. Lo seppellisce nelle sue radici, per la gioia del suo guardiano e per la gioia dell’albero. I cristalli, a quanto pare, fanno benissimo alla crescita degli alberi. Così mi dico che lo proverò anch’io. E così credo che mi farò con i nostri alberi un rapporto ancora un po’ più caldo. E anche attraverso queste pietrine trasparenti continuerò a parlarci.
E se mai, un giorno, fosse necessario abbattere un albero, già oggi so che prima gli chiederò il permesso.