Perché gli alberi piangono?

Papà perché quell’albero piange? Ricordo questa battuta, quando andavamo dallo stagno di Hraniční vicino a Kytlice e io fotografavo una cascata di resina che scorreva su un abete possente. Quando poi ho guardato intorno, intorno a noi piangeva una grande quantità di abeti.

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La natura guarisce
8 min. di lettura 24.02.2025

Come una compagnia di amici che lì insieme cucinano e avevano appena tagliato la cipolla. Dai tronchi gli sgorgavano geyser di resina bianca. E sembrava che piangessero. Oggi purtroppo quegli alberi lì non stanno più, li ha distrutti il bostrico e i forestali li hanno abbattuti.

Quando agli alberi esce la resina, in gergo smůla, dalle fessure e dalle cavità nella corteccia del tronco, l’albero in quel punto è stato ferito o attaccato. Lo si vede ora tanto nei boschi dove avviene il taglio di alberi colpiti dal bostrico e gli alberi sono per il taglio molto «scorticati». In un bosco sano però di tanto in tanto cade da sola o per il vento un ramo secco di qualche vicino. Un tale ramo sa fare anche tranquillamente una ferita di un metro nella corteccia del vicino amico albero. L’albero non sa scansarsi dal ramo che cade, come una persona. Sulla ferita aperta spuntano subito goccioline di resina e l’albero cerca così di chiudere la ferita, di sigillarla con la resina, perché non gli entri l’infezione. I canali resiniferi, dove scorre nella massa legnosa degli alberi la resina – smůla, vanno a pieno regime e spostano in fretta litri di resina sul punto danneggiato. L’albero così si ripara da solo e cerca di guarire. La natura è potente.

Ma a volte la ferita è così grande che l’albero da solo non ce la fa, sul punto ferito inizia ad essiccare, oppure nella ferita aperta in pochi minuti arrivano spore di funghi o vari batteri e il parassita si attacca. E cresce e cresce come muffa e l’albero piano piano soffre di questa infiammazione e muore. Ci vogliono anche decenni, prima che un albero così esausto soccomba. A volte però all’albero riesce di chiudere la ferita e soffocare il parassita dentro di sé. 

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È come se mi fossi sbucciato il ginocchio

Proprio così. Quando per esempio un ragazzino nelle sue avventure si sbuccia il ginocchio, appaiono subito piccole gocce bianche di linfa tissutale, insieme ai globuli. È la pelle del ragazzino che inizia subito a ripararsi e il corpo inizia a difendersi da una possibile infezione. In fretta, perché nessun virus se ne accorga, in fretta, in fretta. E quando sulla ferita del ginocchio appare finalmente una crosta dura, è vinto. 

Lo stesso hanno anche gli alberi. Cercano in fretta di creare una crosta di resina sulla loro corteccia, perché non entri infezione, fungo o per esempio insetto parassita. 

E un albero può difendersi? Per esempio dal bostrico?

Tutta la polemica intorno al bostrico oggi ovunque presente è molto complicata e non ho nemmeno tante conoscenze da poterla valutare. Posso scrivere solo delle mie esperienze e magari un po’ polemizzare. Il bostrico nei nostri boschi c’era da sempre. Cercava i pezzi più deboli. E quando li trovava, si sistemava. Un albero sano però è pronto per un tale intruso. Sa distribuirsi le forze per tutto l’anno, cresce sempre un po’, una parte di nutrienti per la crescita e le sue foglie, una parte per i suoi buoni funghi amici e una parte per la difesa. Quando poi l’insetto penetra sotto la corteccia, inizia a scavare e a scavare sentieri di insetto, l’albero inizia subito a difendersi. L’albero sbuffa, fruscia e nel punto della «puntura» dell’insetto manda i suoi antibiotici e uccide l’intruso. Nel punto ferito inizia a scorrere linfa con resina, così incolla l’insetto e lo immobilizza. Gli incolla i fori respiratori e distrugge l’insetto. Sul punto colato di resina si forma così una crosta curativa. E quando serve tanta resina, esce poi sulla superficie del tronco in grandi fiumi di resina. E così sembra che l’albero pianga.

Nel mio libro preferito di Peter Wohlleben «La vita segreta degli alberi» nel capitolo «L’albero malato» Peter scrive che l’albero ha a disposizione antibiotici di calibro brutale, i cosiddetti fitoncidi:

«Il biologo di Leningrado Boris Tokin descrisse già nel 1956 il seguente fenomeno: quando a una goccia d’acqua in cui vivono protozoi aggiungiamo una quantità minima di aghi di abete o di pino tritati, gli organismi muoiono in un secondo.»

Perciò anche il bosco profuma così bello. Gli alberi, che secernono la loro disinfezione fitoncida, rendono il bosco in realtà sterile.

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Perché però il bostrico vince?

La calamità del bostrico ha già percorso negli ultimi anni tutta la Repubblica Ceca. I miei posti preferiti, dove crescevano boschi sani, oggi sono solo tagliate. Si ammassano sulle strade enormi cumuli di bosco tagliato. Mucchi di piantagioni di abeti un tempo piantate, che oggi sono tagliate e dai forestali così campi forestali raccolti. È triste. Dai posti che conosco dal campo di harcer nei Monti Lusaziani, oggi sono calvizie. Il bosco caldo nella Valle delle acque serpentine al confine della repubblica non c’è. Il bosco dove alla Radura del Sole vicino a Pelhřimov giocavamo giochi notturni, … non c’è.

Sempre, quando ricordo una notte calma e calda alla Radura del Sole, giocavamo al campo estivo un gioco notturno, in cui i bambini cercavano come esploratori nuovi territori da occupare e camminavano il più silenziosi possibile secondo le lucine collocate nel bosco. Avevo in carico una posizione in profondità nel bosco, illuminata solo da due lucine chimiche. Altrimenti buio totale. Notte magica e silenzio. Siedo sotto un abete possente e percepisco quella magia del bosco. E sento nevicare gli aghi. Tutto il bosco moriva. Sedevo lì da solo e aspettavo i primi bambini, finché trovassero questo posto e in testa mi cadevano aghi su aghi e il bosco così mormorava triste. Oggi lì quell’albero già non c’è. Solo un grande ceppo. Quest’anno al campo sono andato di nuovo a vedere quel posto e a ricordare, ma è stato un ricordo triste.

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Perché dunque il bostrico vince, quando ogni albero può difendersi e in un secondo uccidere l’insetto? Perché gli alberi già non hanno la forza. Negli ultimi anni c’è stata una siccità tale che gli abeti non avevano tanta umidità. E quando l’albero non ha acqua, secca. E quando non ha acqua, non riesce più a produrre tanta resina da distruggere tutti i nemici naturali. E su quel momento aspettava il bostrico. Quando ha capito che gli alberi già non sanno difendersi, ha attaccato.

E siccome il bostrico attacca soprattutto le conifere, il suo attacco e la distruzione qui è stata rapida. I boschi misti originari, un tempo così comuni sul nostro territorio, oggi sono in minoranza. Il bostrico è capace di arrivare fino a 300 metri, da albero ad albero, così ha attraversato il paesaggio ceco come un coltello una torta di compleanno. Niente gli stava in mezzo. E quando finalmente è arrivato un periodo più piovoso e l’umidità tanto necessaria, era già tardi.

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Così almeno vado a guardare sulle tagliate i nuovi alberelli piantati. Crescono in fretta, perché non li ostacolano nessuna grande chioma dei loro parenti. Corrono il più in fretta possibile verso il sole, testa non testa, chioma non chioma. Ed è bene che per lo più come bosco misto, latifoglie con conifere. Faccio il tifo, che abbiano tanta forza. E acqua.

E perché si dice, hai proprio sfortuna

Anche a me interesserebbe. Magari oggi il proverbio è un po’ capovolto nel significato. Ma io la resina la prendo come una cosa splendida, che la natura ha inventato per la difesa di tutti gli alberi. Alle persone è sempre servita come materiale per le torce e grazie a lei hanno potuto illuminarsi il cammino nella storia, è usata in cosmesi o in oreficeria. Avrai sentito della misteriosa stanza d’ambra? O si può piuttosto dire stanza di resina. I violinisti grazie alla colofonia di resina possono suonare meravigliose melodie sui loro strumenti ad arco. E come tutti sappiamo, la resina attacca bene e incolla quasi qualsiasi cosa.

Quindi, anche se sembra che gli alberi piangano, in realtà sono piuttosto lacrime di gioia.

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