Quando il dolore non si vede, ma lascia cicatrici

Il bullismo non è un gioco da bambini. È qualcosa che lascia ferite profonde, anche se a prima vista non si vedono. E io so bene cosa significa dover proteggere i propri figli. Come riconoscere il bullismo e come non avere paura di parlarne?

i Tým autorů Calmory
Educazione dei figli e famiglia
4 min. di lettura 01.09.2025

Quando colpisce la tua famiglia

Quando anni fa ci siamo trasferiti nel nord della Boemia, non immaginavo quanto in fretta il tema del bullismo ci avrebbe toccati di persona. Mio figlio allora andava in seconda elementare e un giorno è tornato a casa pallido, silenzioso, chiuso in se stesso.

Solo più tardi, la sera, quando l’ho stretto e ho aspettato con pazienza, mi ha raccontato cosa era successo.

Compagni più grandi, nel giardino della scuola, lo hanno spogliato nudo, hanno giocato con le sue cose e lo hanno deriso. L’impotenza, la rabbia e il dolore che ho sentito da mamma erano indescrivibili. In quel momento il mondo ti crolla addosso, hai voglia di urlare, di sfondare la porta e allo stesso tempo di nascondere tuo figlio dal mondo intero.

Ricordo di essere seduta in cucina con mio marito, di guardarci in silenzio e di sapere che dovevamo fare qualcosa subito.

Sono iniziati gli incontri con gli insegnanti, con lo psicologo scolastico e con la direzione. Era estenuante, ma necessario. Ci siamo resi conto che se non fossimo intervenuti allora, nostro figlio avrebbe portato quella cicatrice per tutta la vita.

Qualche mese dopo qualcosa di simile lo ha vissuto anche mia figlia. Come ottima studentessa è finita sulla bacheca tra i migliori della scuola ed è diventata bersaglio di scherni. «Secchiona», «quella che studia soltanto», sentiva alle sue spalle nei corridoi.

Non è stato facile, ma questa volta sapevamo quanto dovevamo agire in fretta. Di nuovo incontri con la direzione, colloqui con i genitori di quei bambini. Qualcuno ha reagito con comprensione, qualcun altro in difesa. Ma a poco a poco la situazione si è calmata.

I nostri figli sono rimasti al sicuro, perché siamo intervenuti in tempo.


Ogni volta, però, quando sento la parola «bullismo», mi torna quella terribile pressione al petto. Parlo di tutto questo perché so quanto può essere fragile la sicurezza, perché «lui» non tutti la ricevono al momento giusto!


Principessa Julie


Come, purtroppo, anche Julie di Liberec. Era una ragazza che amava scrivere e l’arte. Era diversa. E questo è bastato perché diventasse bersaglio di scherno e di attacchi. Aveva una mamma che cercava di intervenire. Julie aveva un diario, dove scriveva i suoi sentimenti, dove si sfogava sempre dopo il bullismo da parte dei compagni.

Ma nemmeno quello è bastato. Julie ha perso la sua battaglia. Ha lasciato il mondo a tredici anni. E con la sua storia se n’è andato anche qualcosa di tutti noi. A Liberec è nata l’iniziativa «Principessa Julie», uno spettacolo teatrale e un progetto di prevenzione del bullismo. Ma nessun progetto la riporterà indietro.

Questa storia mi resta sotto la pelle. Allora è stata Julie, la prossima volta può essere tuo figlio, mio figlio. Per questo non possiamo ignorare nemmeno le «piccole» prese in giro o gli insulti innocenti. Non sappiamo mai cosa portano i bambini dentro di sé.

Perché ne parlo ad alta voce

Perché so quanto facilmente i bambini tacciono. Quanto spesso si vergognano, hanno paura, o semplicemente «non vogliono creare problemi». E intanto il dolore che portano può essere enorme. Forse lo conosci anche tu. Il bambino silenzioso che all’improvviso non vuole andare a scuola. Perde le cose. Si chiude in se stesso.

Guardiamo intorno a noi. Ascoltiamo di più e parliamo di meno.

Ho capito:

  • che il bullismo non è uno «schiaffo normale» nel giardino della scuola.
  • che la difesa migliore è quando il bambino sa di essere al sicuro a casa e può dirti qualsiasi cosa.
  • che è giusto intervenire contro gli aggressori o l’indifferenza delle istituzioni, anche se significa passi impopolari. Come genitori dobbiamo essere consequenziali nel affrontare il bullismo.

I bambini da soli non riescono a proteggersi dal bullismo: spetta soprattutto a noi, ai genitori.

I nostri figli contano su di noi e, se servirà, abbatti anche una montagna per aiutarli.

Da noi è stato l’inizio di un dialogo più grande. Sul bullismo. Sul fatto che essere diversi non è una debolezza. E sul fatto che anche l’adolescenza e il dolore hanno le loro storie, ma di quelle un’altra volta.

Klid se dá naučit.

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